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Recensione

Alla ricerca della stupidità

di Chapman, Merril R.
Edizione Mondadori
ISBN 88-04-53195-9
Prezzo di copertina 12,80€

Recensione di azimuth scritta il 15-12-2006 alle ore 09:20

Questo saggio sulle sventure degli imprenditori nel campo hi-tech è illuminante. Di solito, questo tipo di testi si rivolgono al pubblico fornendo una visione attiva dei processi economici e politici: scelte giuste al momento giusto. Questo libro, invece, rivela l'altra faccia dello stesso Universo, una visione passiva dei processi economici e strategici, al cui centro si cela il teorema fondamentale ovvero:

NON COMMETTERE ERRORI:
IL TEMPO PREMIA CHI NON LI FA


La premessa di questo libro è questa: nel passato remoto delle aziende americane è stato presentato il mito dell'eccellenza, un meccanismo che avrebbe dovuto portare vantaggi concreti alle economie di tutte quelle aziende che avessero avuto a cuore i dipendenti, il cliente e la cultura aziendale. Merrill Chapman, lavorando dal 1978 nell'industria dell'hardware e del software, è arrivato alla conclusione che i grandi successi (e i grandi fallimenti) delle aziende riguardavano esclusivamente la stupidità.

Misurare la stupidità non è certo una cosa semplice, perché un comportamento può essere stupido in un contesto e lungimirante in un altro. Non è un caso che l'autore non si soffermi mai in una definizione ex-cattedra, ma cerchi di contestualizzare le azioni.

Le ragioni per l'assenza di stupidità possono variare. In alcuni casi, le società evitano la stupidità perché la cultura aziendale promuove comportamenti più intelligenti. In altri casi accade perché gli impiegati di un'azienda sono svegli e evitano di fare stupidi errori. In altri ancora è la guida dell'azienda a essere più brillante di quella della concorrenza, per cui tende a non comportarsi in modo idiota. Normalmente si tratta di un mix delle tre cose.


Alcune volte tali comportamenti sono palesi, come quando si preparano campagne di marketing poco intelligenti o poco rispettose del cliente. Altre volte, invece, gli errori si nascondono nelle pieghe di politiche di vendita poco lungimiranti. Lo studio, è bene ricordarlo, non riguarda tutti quei casi definibili come "sfortunati". Qui non troveremo le aziende che hanno fallito per la corruzione dei propri dipendenti, per calamità naturali o per l'obsolescenza delle tecnologie adottate. Qui le calamità descritte son quelle create dagli uomini al comando di queste aziende, che per le loro azioni o le loro omissioni hanno permesso che le calamità succedessero.

Alcuni esempi? La prima azienda a costruire un microcomputer fu la MITS: fallita per incapacità di gestire la grande quantità di ordini. La prima azienda a costruire il PC e a dettar legge fu IBM: in questo campo non esiste più, minata da un diffuso immobilismo, da strategie di marketing per sottrazione e dalla fuga di notizie incontrollate. La Digital Research, leader nel segmento dei sistemi operativi con il suo CP/M, scomparsa perché i suoi dirigenti non sono stati in grado di collaborare e posizionare il prodotto nella fascia di prezzo reale. La MicroPro, leader nel segmento dei word processor ma minata da diversi sbagli, quali la concorrenza interna tra due prodotti simili e l'adozione di una tecnologia non matura a scapito di una ben collaudata. L'Ashon-Tate, inventrice del primo database relazionale commerciale, uccisa dall'incapacità di gestire la comunità di sviluppatori.

Si potrebbe continuare con altri esempi, perché ogni capitolo porta pagine e pagine di esperienze dirette. In alcuni casi, come quelli relativi al sistema operativo OS/2, la ricostruzione mi ha permesso di comprendere molti aspetti che mi erano sfuggiti, pur avendo vissuto da vicino le vicende di questo software.

Se proprio vogliamo trovare un difetto in questo volume è la tendenza, forse un po' americana, di considerare Bill Gates (e la Microsoft) aziende come le altre. Sia dalle prime pagine sia nel resto del libro, si tende a dare a Microsoft il beneficio del dubbio, a darle una sorta di aurea di "inferiore erroneità". Anche se, a onor del vero, un intero capitolo del libro è dedicato alla causa con il DOJ. Questo tipo di atteggiamento neutrale/amichevole nei confronti del colosso americano l'avevo ritrovato anche in un altro libro, Joel e il Software di Joel Spolsky. Non è un caso che il sito di riferimento riporti la biografia di entrambi gli autori.

In conclusione: suggerisco la lettura di questo libro a chiunque voglia approfondire alcuni aspetti della storia recente, e desideri apprezzare quanto il presente sia figlio del passato prossimo.


voto: 9 su 10

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