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Recensione

Blackout

di Morozzi, Gianluca
Edizione Tea
Prezzo di copertina 7,80€

Recensione di Verdiana scritta il 19-03-2007 alle ore 19:40

Sono quasi le 17 di un torrido ferragosto bolognese. Chi poteva è partito da tempo per la villeggiatura, seguito dai molti delle gite fuoriporta per il giorno di festa, lasciando la città deserta in balia di un sole che così cocente non si vedeva da anni. Sotto i suoi raggi accecanti si muovono tre figure, solitarie e differenti l'un l'altra, sulle quali Morozzi si sofferma con occhio osservatore, come potrebbe fare un fotografo con lo zoom della sua CanonFTB.
Claudia è una studentessa omosessuale. Per finanziarsi gli studi lavora come cameriera nello squallido bar di un omuncolo, viscido e abbietto, che lei soprannomina "Il Porco". Ed è proprio al termine di un'altra giornata di lavoro che possiamo incontrarla, con l'unico desiderio di tornare a casa e di bere un abbondante bicchiere d'acqua ghiacciata.
Sedicenne amante di Bruce Springsteen - ma di suo ha ascoltato una sola canzone - è invece Tomas. Nel suo zaino ci sono due biglietti ferroviari per Amsterdam, e tra poco meno di tre ore dovrebbe convalidarli insieme alla sua ragazza. Gli basta solo salire a casa per prendere i bagagli già preparati ed un maglione: ad Amsterdam fa certamente più freddo che qui in Italia.
Ferro è il proprietario di tre locali notturni alla moda, sposato ma non fedele e con un figlio troppo grasso per i suoi gusti. In una catapecchia delle campagne bolognesi ha lasciato la sua ultima vittima. Ferro è un serial killer, ed è sua fissazione quella di documentare, in una serie di filmati, i momenti in cui da onesto cittadino si trasforma in efferato carnefice.
I tre si incontrano davanti all'angusto ascensore del palazzo dove Claudia e Tomas abitano e dove Ferro ha il suo pied-à-terre carico di atroci strumenti di morte. Gli scalini che uniscono i venti piani del condominio sono troppi per essere saliti a piedi, soprattutto con la gola riarsa dal caldo, così, sebbene poco entusiasti, i tre si trovano a condividere lo spazio ristretto della medesima cabina di ferro. "E' solo per pochi secondi", pensa ciascuno di loro prima che l'ascensore si fermi con un brusco scossone. Sono le 17 e 03.
L'incubo ha inizio.

Il romanzo si presenta ben scritto e ben strutturato. Inoltre, cosa non da poco, l'autore riesce a gestrire magistralmente l'economia della storia: ad una parte necessaria a creare la giusta tensione emotiva ne segue una quasi statica, per argomenti e per avvenimenti, ma durante la quale non si può fare a meno di chiedersi in quale frangente la corda (metaforica) inizierà a tirare fino a spezzarsi. Quando questo accade è come una raffica di petardi che scoppia a pochi passi dal lettore. La situazione è così disperata da sembrare senza via d'uscita, eppure ciò che segue la scarica d'adrenalina di questi momenti cruciali è forse ancora più sconcertante. Mai e poi mai ci si potrebbe aspettare il finale che Morozzi ci propone, facendo del suo romanzo qualcosa di più di una storia ben raccontata. La fine, ovviamente, non può essere svelata, ma è proprio lì che va ritrovato il baricentro del racconto: quel momento di stordimento in cui il lettore non sa se scuotere la testa e farsi una bella risata, o se indignarsi per il fatto che tutto questo potrebbe essere verosimile in un mondo come il nostro. Frase criptica, quest'ultima, ma basterà leggere le appena 200 pagine di cui ho parlato per poterla comprendere a pieno: non voglio rovinarvi la sorpresa :)
Da sottolineare, inoltre, la difficoltà insita nel gestire una situazione che si è voluta collocare in uno spazio angusto come la cabina di un ascensore. Occorre una certa abilità perché la storia non si ripieghi su se stesa e per non annoiare un pubblico che, com'è ovvio, desidera sentirsi sempre sulla lama del rasoio (che altrimenti avrebbe letto Proust), ed in questo Morozzi non delude: pagina dopo pagina non vi è un solo passaggio che possa indurre a chiudere il libro e ad abbandonarlo inconcluso su una mensola di casa: ogni frase ha una sua precisa funzione, quella di evidenziare la psiche dei tre protagonisti mostrandone l'inquetudine ed i pensieri in un crescendo claustrofobico di sete e calore. Lo stile è moderno senza rinunciare alla fluidità della scrittura, nella quale si ritrovano termini molto coloriti ed espressioni prettamente colloquiali, persino marcature vocali rese grazie al maiuscoletto. Lo scopo, molto probabilmente, è quello di meglio calare il lettore in una storia che è ambientata ai giorni nostri, nell'estate 2003 oserei dire, dato il caldo record di cui si parla e che tutti noi abbiamo vissuto proprio in quell'anno.


voto: 9 su 10

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