Recensione 
![]() | tania e le altre. Storia di una schiava bambinadi ugolini,vannaEdizione stampa alternativa ISBN 978-88-7226-979-4 Prezzo di copertina 10€ ![]() |
Recensione di margherita3 scritta il 01-11-2007 alle ore 17:39
Un libro che colpisce e che fa riflettere. Un'inchiesta giornalistica che emoziona e che cerca di far capire. E tanti numeri, dati, statistiche che aprono gli occhi su un dramma che ci sfiora senza che noi ci indignamo abbastanza. Il libro parte dal racconto di un feroce omicidio avvenuto in Umbria. La vittima è una ragazza appena maggiorenne uccisa a martellate dal suo sfruttatore perchè non voleva prostituirsi. Ho trovato sulla rete un'intervista all'autrice che mi sembra molto interessante e condivisibile, meglio di qualunque altra recensione che potrei fare io. E' un po' lunga, ma vale la pena leggerla. Eccola di seguito:Urlava Tania Bogus, 18 anni, moldava, chiusa nella stanza d’albergo con il suo sfruttatore. Ma nessuno voleva sentire. Gli uomini che compravano il suo corpo di bambina non potevano non vedere i lividi sulla pelle. Eppure nessuno voleva vedere. Tania era sola, non c’era nessuno nemmeno la notte in cui fu uccisa con una ventina di martellate in faccia. “Aveva rotto il cazzo”, disse il suo carnefice. “Tanto, una più, una meno”. Per tutti quelli che qui in Umbria l’avevano incontrata e conosciuta non era altro che un corpo da vendere e un corpo da comprare. Una vita di seconda mano. Di giorno nelle mani del suo sfruttatore, di notte in quelle di uomini che la usavano. Un oggetto con cui giocare durante un quarto d’ora di trasgressione, quando si spegne la luce della razionalità, quando si cerca il piacere attraverso una relazione di dominio.
Così è morta Tania Bogus, poco più di una bambina, massacrata con una ventina di martellate, in una notte d’estate, in Valtopina, nel 2000, perché non voleva vendere né il suo corpo né la sua dignità.
Ho voluto riparlare della storia di Tania a sette anni dalla sua morte, con un libro dal titolo “Tania e le altre. Storia di una schiava bambina” (edizioni Stampa Alternativa) quando da tempo si è chiuso il sipario della cronaca e anche la giustizia ha fatto il suo corso, senza riuscire, però, a catturare il suo assassino. Perchè la morte di Tania è lo specchio della vita delle altre, di chi gliela l’ha fatta a sopravvivere al naufragio di un’esistenza per mettersi in salvo, più o meno dolorante, più o meno provata, sulla zattera della disperazione o su quella della solidarietà. Perché quello specchio riflette anche noi, il nostro tempo, la nostra incapacità di decodificarlo, il nostro silenzio privo di indignazione: abbiamo sentito le richieste d’aiuto di Tania e delle altre e non abbiamo teso nessuna mano. Come è potuto succedere in una città come Perugia? E quante altre ragazze, nel chiuso dell’appartamento di fianco al nostro, stanno soffrendo alla stessa maniera di Tania senza che noi riusciamo o vogliamo sentirle e ad aiutarle?
Ho voluto riparlare di Tania, oggi, perché proprio in questi mesi sta succedendo qualcosa di importante. Al tribunale di Perugia si chiudono i primi processi a carico degli sfruttatori di queste ragazze e, per la prima nella storia della nostra città, del nostro paese, ci sono dei giudici che condannano i protettori per il reato di riduzione in schiavitù e impongono loro di far pagare un risarcimento per danni morali e materiali alle vittime. Fino a questo momento tutti i processi sono finiti con la condanna dello sfruttatore: le accuse delle ragazze hanno retto davanti ai giudici, gli investigatori hanno trovato le prove, i riscontri a quello che le ragazze avevano detto. Quello che avviene nelle aule del tribunale della nostra città assume un’importanza storica: perché a denunciare che stiamo accettando la riduzione in schiavitù delle donne che vivono nei paesi più poveri non c’è solo la voce sottile di ragazze senza nome e senza storia, non c’è solamente il sostegno del volontariato o delle istituzioni che si fanno carico della loro messa in protezione. Le sentenze dei giudici indicano i cambiamenti epocali che stanno avvenendo nelle nostre città, nelle vite di chi vive accanto a noi e che noi, troppo spesso, osserviamo con superficialità o moralismo.
Ho voluto riparlare di Tania, perché si acquisisse una consapevolezza che, spesso, in questi tempi, è negata: la povertà esiste, esiste dolore, sofferenza e morti violente e ingiuste a un passo di noi.
La storia di Tania non ha lieto fine, si conclude con la sua morte ingiusta e scandalosa e il sostare del suo corpo, per lunghi mesi, in una cella frigorifera dell’obitorio, ostaggio della burocrazia e della miseria. Non c’è consolazione in questa storia, nemmeno se si pensa che la sofferenza subita da una ragazzina di appena 18 anni ha contribuito a dare il via ad una delle indagini più importanti che siano mai stati fatte fino ad ora in materia di schiavitù e sfruttamento della prostituzione in Italia un’inchiesta che sconvolse, per qualche mese, il tessuto economico che in Umbria ruota attorno ai locali notturni e ai night , e a restituire la possibilità di una vita a tante altre ragazze come lei, liberate dalla condizione di schiavitù e sfruttamento sessuale. Non c’è nemmeno, in fondo, giustizia in questa storia: il suo assassino è, ancora oggi, un uomo libero. Non c’è nessuno che chiede giustizia al posto di Tania, per Tania.
L’esito della vita, ma anche della morte, di questa giovane ragazza moldava, a cui è stato man mano tolto tutto, sarebbe stato ben diverso se solo fosse nata in un altro luogo diverso, in un’altra famiglia. O, forse, meno fatalmente, se il luogo in cui è migrata ancora minorenne, l’avesse protetta, tutelata come era suo diritto. Niente di tutto questo è successo. Nessuno si scandalizza, però, che questo sia potuto accadere per le strade di Perugia, in una stanza d’albergo della periferia della città, in una casa che confinava con la nostra. Continuiamo a non vedere cosa c’è veramente riflesso nello specchio di Tania.
Non ci soffermiamo forse abbastanza a pensare che ogni giorno, dalla caduta del muro di Berlino, c’è una famiglia della parte povera dell’Europa o dell’Africa che si sveglia e una figlia, una madre, una sorella, non c’è più. Partita. Sparita, come un bagaglio senza destinazione. Nessuno protesta per questo, non si levano grida di sdegno né richieste di giustizia. Al massimo un breve sentimento di commozione, che dura il tempo della lettura di un articolo, quando a prevalere non è il cinismo, il pensiero moralista di chi ritiene che questo non potrà mai capitare alla propria famiglia e ritiene che, se questo accade, ci sia una responsabilità personale o un destino ineluttabile.
Si discute di come risolvere il problema della prostituzione con le case chiuse o, perlomeno, obbligando le donne che si vendono a non farsi vedere lungo le strade per tutelare il decoro di chi vive in quei quartieri. Si discute di come tassarne i guadagni in nome dell’equità fiscale e per arrotondare le entrate dello Stato. Si parla della prostituzione come di un esempio estremo di libertà da parte delle donne, di un modo gioioso e redditizio di gestione del proprio corpo. E quando non si sa più cosa dire torna sempre a galla la solita frase, pronunciata a volte con rassegnazione, a volte con modi ammiccanti: “E’ il più antico mestiere del mondo”.
Una delle recensioni più belle sul libro che racconta di Tania è stata scritta da Stella Cerasa, operatrice della Caritas, sempre in prima linea quando c’è da aiutare chi ha bisogno. Stella ha recensito il mio libro sotto un titolo che aveva la dicitura “Nuove povertà”. Perché è di questo che stiamo parlando, è la povertà, una vita senza prospettiva che porta queste donne ad abbassare la testa, credere agli inganni, accettare di sfidare la sorte, da sole. Tania ci insegna che la prostituzione, oggi, è anche qualcosa di profondamente diverso e che c’è un urgenza più forte. Si chiama riduzione in schiavitù delle donne. Si chiama privazione di ogni diritto, stupro, violenza ai danni di donne e minorenni. Si chiama sequestro di donne per sfruttarne i loro corpi, ed avviene in dimensioni epocali. Solo che si vede di meno: non ci sono catene fisiche che costringono queste ragazze, non ci sono ghetti chiusi con il filo spinato e i catenacci. I carnefici hanno la faccia di bravi ragazzi, trovano complicità in altri bravi ragazzi, - chi queste ragazze le compra, i clienti che non sono altro che nostro padre, nostro fratello, il nostro fidanzato, nostro marito - e in chi non le vuole vedere. Loro, le donne, vivono in luoghi sparsi, che assomigliano in tutto e per tutto a quelli che abitiamo noi. Appartamenti, cantine, case. Quei luoghi anonimi, fatti pensando a riempire spazi di cemento piuttosto che a creare spazi di vita, da cui i perugini cercano di andarsene. E tutto il tessuto urbanistico si adegua. Ci sono “pezzi” di città che la notte sono abitati solo dalle donne che si vendono e dai clienti che le vogliono comprare. Pezzi di città in cui si consuma la violenza nei confronti di queste donne, senza che riusciamo a rendercene conto con la necessaria consapevolezza e altri che sono già quartieri a luci rosse. E’ lì che vivono le schiave del XXI secolo.
E noi, noi guardiamo e non vediamo quello che realmente succede. A volte addirittura, diventiamo complici di questa sofferenza. Quando compriamo i corpi di queste ragazze sempre più giovani e indifese. Ma, anche, quando chiudiamo gli occhi davanti a un mazzo di banconote che qualcuno ci consegna per prendere in affitto un appartamento dentro al quale possiamo intuire cosa succederà. La stessa cosa accade quando entriamo nei night e “compriamo” queste ragazze per un quarto d’ora. Anche Tania era passata dai night per poi essere comprata da una banda di albanesi che le aveva messo gli occhi addosso per una decina di milioni: una ragazzina così giovane poteva far guadagnare molto. Le indagini hanno messo in luce che il giro di denaro che si produce nei locali notturni è enorme: consumo di sostanze stupefacenti, abiti e auto di lusso, appartamenti e alberghi in cui far vendere le ragazze. Un’industria che si basa sullo sfruttamento delle più deboli. Allora, non è vero che il denaro non ha odore. In questi casi ha l’odore della violenza subita da queste ragazze.
voto: ![]()
Torna all'elenco delle recensioni...
Un commento?
Se desiderate potete lasciare un commento!

... problemi ad iscrivervi? Cliccate qui per accedere ad una interfaccia classica (non web 2.0).
Info |
Notizie |
FAQ |
Avvertenze |
Contattateci |
Stampa&Media |
linkaci
Loghi e impaginazione: ©2001-2008 BookCrossing.com All Rights Reserved
©2005-2007 by BookCrossing-Italia.com Tutti i diritti riservati





















